social media marketing

L’ossessione dei numeri, il vero fallimento degli Instagram Influencers

Alla fine dello scorso anno mi sono presa una pausa da Instagram

Proprio così

Io che spendevo ore a postare foto, interagire con i followers e a scambiare commenti e like con altri influencer della mia nicchia, un pomeriggio di metà ottobre, dopo una seduta di Spa e mentre mi rilassavo al caldo della piscina coperta del Lefay Resort Dolomiti, ho sentito il forte bisogno di staccare e ho disabilitato il mio profilo Instagram

E ho finalmente iniziato a godermi il weekend in montagna

Avevo appena chiuso un profilo da più di 120 mila followers

E lo avevo fatto proprio mentre mi trovavo in vacanza in un lussuoso hotel 5 stelle del quale avrei potuto pubblicare un numero infinito di stories e fotografie

Uno di quei posti da sogno che avrebbe non solo aumentato la mia popolarità social, ma mi avrebbe permesso di fare contenuti di un certo livello e ottenere una buona credibilità come creator

E, come se non bastasse, lo avevo fatto durante un viaggio per il quale mi ero portata una valigia enorme di vestiti con i quali avrei potuto scattare un archivio di foto che mi sarebbe bastato fino alla fine dell’anno!


A distanza di mesi trovo che tutto questo fosse emblematico

Emblematico di una condizione in cui mi ero ritrovata e che sentivo non mi rappresentava più


Ero diventata totalmente dipendente da Instagram

Fisicamente e a livello di tempo che stavo sottraendo alle mie giornate e alle persone che amavo, ero dipendente dalle notifiche, dal numero di like, di views, di followers

Ero, in altre parole, ossessionata dai numeri


Ciò che ancora non capivo è che Instagram ha smesso di essere una piattaforma per le foto da tempo


“Non si tratta più quindi di numeri ma di persone, non si tratta di estetica, ma di valori”


Ogni volta che condividevo qualcosa ero ossessionata dalla perfezione del contenuto pubblicato, ma dimenticavo l’importanza del messaggio che questo contenuto doveva portare con sé

Mi sentivo uguale ad un milione di altri

E in più sentivo che quella perfetta immagine social che mi ero costruita per attirare il seguito di più persone – gli hotel di lusso, gli abiti firmati – in realtà non mi rispecchiava, non mi apparteneva


“Avevo perso l’entusiasmo di viaggiare”


Vedevo ogni luogo solo come location per un post da pubblicare su Instagram: presa com’ero a realizzare lo scatto perfetto, non avevo tempo di godermi nulla di quello che mi stava intorno, l’hotel, la destinazione, il paesaggio, una cena, la compagnia di qualcuno


“Se all’inizio tutto questo è stato divertente, ben presto si è trasformato in un incubo”


L’ossessione dei numeri, delle notifiche, la necessità di ottenere un feedback dalle altre persone erano all’estremo e in tutto questo, ciò che più mi frustrava, era che, per inseguire la visibilità, avevo dimenticato chi ero, non mi riconoscevo più in ciò che stavo facendo

Né in alcuna fotografia che stavo pubblicando

Sentivo che questa dipendenza da notifiche mi stava facendo del male e che questo cercare continuamente un feedback sottolineava la fragilità strutturale del progetto che avevo costruito e andava a rinforzare quel meccanismo della gratificazione che è alla base della dipendenza


Non a caso, proprio per questi motivi, con il tempo possono verificarsi disturbi come la “Fear of Missing Out” (FOMO), cioè la paura di essere tagliati fuori

È la malattia del nostro secolo ossessionato dalle comunicazioni: il pensiero costante che gli altri stiano facendo qualcosa di più interessante di quello che si sta facendo. E che ci si sta perdendo qualcosa, ovvero la paura di non vivere al meglio, come gli altri


“Sapevo che così non potevo più andare avanti e mi sono dovuta fermare”


E quello che ho capito è che in un mondo dove tutti facevamo cose uguali, dove tutti pubblicavamo foto che sembravano fatte con lo stampino, l’unica cosa che poteva contraddistinguerti e portare le persone a seguire te piuttosto che qualcun altro era la storia che raccontavi e il punto di vista che offrivi


“Comunicare significava padroneggiare la più alta forma di espressione umana”


E io la stavo dando per scontata


Con tutti questi motivi si spiega anche l’esperimento in atto da più di un anno di rendere invisibile il numero di like sotto ai post di Instagram, che ha avuto un impatto positivo e interessante rispetto a questo tipo di dipendenze

Si è trattato infatti di una vera e propria rivoluzione per chi lavora attraverso i social, ma che ci ha sicuramente fatto comprendere anche lo spirito della piattaforma e resi più liberi di pubblicare contenuti senza l’ansia da prestazione

La piattaforma ha lo scopo di farci sentire liberi di esprimerci e l’attenzione va posta non sul numero di like ricevuti, ma sulla sostanza delle condivisioni, che si tratti di foto, di post o di video, così da valorizzare maggiormente la qualità e l’autenticità sia delle interazioni, sia dei contenuti proposti su Instagram, ed essere d’aiuto a coloro che per stare bene con sé stessi sono sempre alla ricerca dell’approvazione degli altri

Il consenso degli altri, non essendo più quantificabile con un numero, andrà quindi ricercato principalmente in noi stessi, nell’accettazione di sé, nella fiducia che riponiamo nelle nostre capacità e nel saper affrontare le esperienze di vita, nella rappresentazione che abbiamo di noi stessi, in sostanza, nella nostra autostima


Ripensandoci ora, credo che questo sia stato il mio primo vero passo – anche se allora inconsapevole –  verso il cambiamento e il mio primo tentativo di una presa di consapevolezza su chi ero e chi volevo essere

No Comments

    Leave a Reply

    You Might Also Like